





Monte Amiata
2025
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Serviva un sistema di comunicazione all’altezza del target: acquirenti di seconde case di fascia alta, che valutano un investimento immobiliare, non ospiti di un weekend. Registri visivi e testuali che di solito appartengono all’immobiliare di lusso urbano, applicati a una montagna toscana che non è né le Dolomiti né Cortina — un territorio con un’identità precisa, discreta, boschiva.
Nessun cliché stambecco-neve-rosso, nessun “welcome to the mountain lifestyle”: la direzione visiva punta a una montagna adulta, silenziosa, letteraria. Logo in Trajan Pro con la parola Chalet in corsivo script che entra dentro La Capannina — un dettaglio piccolo ma che rompe la rigidità del serif classico e dà personalità al lettering. Palette a sette colori dominata da tonalità terrose (marrone caldo, ottanio profondo, ambra) con un solo colore d’accento in bordeaux, tenuto come firma discreta.
Il sistema copre tutta la filiera di vendita immobiliare: scheda tecnica del logo formalizzata come brand book minimalista (versioni cromatiche, area di rispetto, tipografia, regole d’uso), scheda tecnica del progetto con planimetrie e dati chiave, capitolato editoriale in formato orizzontale che presenta finiture e materiali come si fa in un magazine di interior design (Toronto Beige come pavimento, campionari fisici accostati alla pagina stampata), brochure istituzionale con progetto complessivo, centro benessere e presentazione degli appartamenti, sito web coordinato.
Il naming è la parte progettualmente più densa. I tre piani si chiamano Radici, Petali, Chioma — l’architettura dell’edificio letta come quella di un albero. I singoli appartamenti prendono il nome da piante d’alta quota dell’Amiata: Ginepro, Biancospino, Erica. Un sistema che dà a ogni unità un carattere riconoscibile senza ridurla a un numero civico, e che tiene coerente l’intero racconto dal piano terra al sottotetto.






Altri tre lavori, presi a caso.
Chiedi pure.
Rispondo io, non un bot.