






Orvieto
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Serviva un’identità che funzionasse subito nel piccolo (un locale, poco passaggio, competizione con la ristorazione tradizionale del centro) e reggesse in prospettiva scalando a più sedi. Il cliente arrivava con un’intuizione forte già in mano: un allestimento a tema furgone, ricostruito in legno all’interno del locale, che gli piaceva come immagine di riferimento. Il progetto partiva da lì.
Il logo — “PIADI-AMO” in lettering manuale con il cuore che chiude la parola amo — è nato per essere il perno del sistema: leggibile in insegna, riconoscibile in miniatura sul tovagliolo, tatuabile ovunque senza perdere carattere. Palette a tre colori che pesca dritta dai colori nazionali (verde bosco, bianco caldo, rosso amaranto) senza ricorrere al cliché del tricolore in bandiera, ma leggendoli in chiave contemporanea da tavola.
Sull’idea del furgone del cliente ho lavorato in sottrazione: la struttura fisica in legno l’ha realizzata lui, io ho applicato dei pannelli in forex che completano il volume — la fiancata verde con il logo e la ruota, la finestrella, il payoff “OGNI MORSO È UN COLPO DI FULMINE” a chiudere sopra. Il risultato è che l’ambiente sembra progettato da un’unica mano, ma è nato da due mani che si sono incastrate.
Il sistema copre tutto quello che serve a far funzionare il locale ogni giorno: insegna esterna e cavalletto per l’ingresso su Via del Duomo, menu-board con le piadine WOW/POP dietro il bancone, tabellone “La Piadina che non c’è” per la costruzione libera con ingredienti fotografati e prezzo per componente, listino secondario alla parete in versione tricolore per la sala, packaging coordinato (bicchieri, tovaglioli, tovagliette, cartine per la piadina), sito web con lo stesso registro tipografico e cromatico. Ogni elemento è progettato per resistere alla replicabilità in franchising: template modificabili, palette limitata, tipografia riconoscibile a distanza.







Altri tre lavori, presi a caso.
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