Il pezzo più denso è la drink list “Liquid Vibes”. Non una carta bevande ma un libretto costruito come un vinile, con Side A / Side B, dove ogni cocktail è un brano: mood descriptor (caldo, elegante, ribelle), abbinamento a una canzone, QR code che porta al pezzo su Spotify, BPM in etichetta, prezzo. Il libretto ha due registri paralleli. Da una parte le pagine “editoriali” — ogni signature drink ha un’illustrazione a piena pagina in uno stile grafico dedicato al mood: cartolina turistica anni Cinquanta per un cocktail solare, atmosfera noir jazz per uno scuro, e via — accompagnata da un microtesto in scrittura manuale sulla pagina di fronte che racconta il perché di quel drink attraverso un riferimento musicale, letterario o cinematografico. Dall’altra parte “The Liquidbox”, un’unica doppia pagina in stile juke-box vintage anni Sessanta con i classici (Aperol Spritz, Negroni, Manhattan, Old Fashioned…) presentati come selezioni A1-A9 / B1-B9, ognuno col suo QR di ascolto. Il concept — vinile, mood, pairing musicale, sistema di lettura — è mio dalla progettazione all’esecuzione delle illustrazioni.
La comunicazione social mensile funziona da agenda visiva del locale. Ogni mese un unico post-manifesto raccoglie tutti gli appuntamenti in una griglia geometrica pop — cerchi, triangoli, quadrati in palette tenue (verde salvia, senape, rosa antico, azzurro polvere) — con ogni evento identificato da tipografia sperimentale diversa. Un post al mese al posto di quindici post frammentati: chi segue Agorà su Instagram sa che ogni inizio mese arriva l’agenda, la screenshotta, e la usa come promemoria. Comunicazione ridotta all’osso ma leggibile a colpo d’occhio.
La campagna vetrina “Oggi mi sento… / Gente di Agorà” è nata da un vincolo pratico: coprire i lavori di ristrutturazione del locale in un modo che non fosse “chiuso per lavori”, ma un pezzo di comunicazione a sé. Ho costruito una serie di manifesti caratteriali, uno per mood — Ribelle (busto classico con trucco Ziggy Stardust, ampli Marshall, chitarra a terra, scritte “Anarchy” e “No Rules”), Edonista (natura morta barocca con uva, calice rovesciato, panneggio bianco, colonna di marmo), Vorace (hamburger XXL, patatine, milkshake su fondo checkerboard rosa e azzurro) — tutti chiusi dal bollo “Gente di Agorà” a piè di pagina. La vetrina in cantiere è diventata un’installazione visiva: chi passava non vedeva un’attività ferma, vedeva un’attività che si stava raccontando in modo diverso. La serie completa contava altri soggetti oltre ai tre in immagine.