Ti serve davvero un e-commerce?

Spesso no, o non ancora. Te lo dico prima di cominciare, perché aprire un e-commerce conviene solo se dietro al carrello c’è qualcuno che ha tempo di spingerlo.
12 Settembre 2023

Di cosa parlo?

Risposta breve: forse no. Risposta onesta: dipende da chi farà i pacchi.

Lo so, da uno che i negozi online li costruisce ti aspettavi un «certo che sì». Il fatto è che aprire un e-commerce è la parte facile: in un mese è online. La parte difficile comincia il giorno dopo e dura finché resta aperto. Per questo la domanda te la faccio prima di cominciare, quando cambiare idea non costa niente.

Aprire un e-commerce: un sito mobile di vendita di abbigliamento in mano ad una ragazza

Un e-commerce non è un sito con il carrello

È un secondo negozio. Ha il suo magazzino, i suoi clienti, i suoi orari (tutti: non chiude mai) e i suoi problemi. Con una differenza rispetto al primo: qui nessuno entra per caso passando davanti alla vetrina. La gente ce la devi portare tu.

Quasi tutti quelli che mi chiedono un negozio online hanno in mente il primo giorno. Io chiedo sempre del centesimo.

Quando aprire un e-commerce non conviene

In vent’anni ho incontrato molte più persone convinte di poter vendere online che persone attrezzate per farlo. I campanelli d’allarme sono sempre gli stessi.

Non c’è nessuno che se ne occupi

Un cliente aveva 2.500 prodotti e li voleva tutti online. Idea legittima. Solo che in azienda non c’era una persona che potesse occuparsene: né già formata, né da formare. E quei 2.500 prodotti erano gli stessi in vendita in negozio, senza nessuno che tenesse allineate le scorte tra scaffale e sito.

Tradotto: prima o poi vendi online l’ultimo pezzo che un cliente ha appena pagato alla cassa. Il problema, lì, non era il sito.

Il budget finisce il giorno del lancio

Costruire il negozio è una spesa. Tenerlo aperto è un’altra, e di solito è quella che manca nel conto. Se quello che hai messo da parte basta appena per farlo, non basta per farlo funzionare.

Hai comprato la soluzione prima di avere il problema

Mi è capitato anche questo: una piattaforma di vendita già pronta, presa a scatola chiusa. Poi la scoperta che andavano rifatti tutti i contratti con i fornitori e che la piattaforma stessa era da aggiornare da cima a fondo. A scatola chiusa si comprano i regali, non i negozi.

In casi così la strada è un’altra: un sito vetrina fatto bene, e si vende come si è sempre venduto. Nessuna sconfitta: è una scelta.

Quando invece è una buona idea

Ti dico di sì senza pensarci in due situazioni.

  • Hai già un’attività che gira, in negozio oppure online, e vuoi allargare i margini. Con una condizione: persone e soldi per reggere anche il secondo negozio.
  • Hai un’idea che non c’è. Qualcosa di nuovo, o la voglia di farlo in modo diverso da tutto quello che si vede in giro. Lì il negozio online non è un’aggiunta: è il progetto.

È il caso di Martini Gioielli e dello shop de La Parolina, che ho costruito io: prima c’era un’attività avviata, con clienti che la conoscevano. Il carrello è arrivato dopo. (Il resto del lavoro per La Parolina lo trovi in questa scheda.)

E-commerce realizzato da Paolo Peverini per La Parolina

E se la risposta fosse «non ancora»?

Tra il niente e il negozio completo c’è una via di mezzo che propongo spesso: il catalogo senza carrello. I prodotti ci sono tutti, con foto e descrizioni fatte come si deve. Manca solo il pulsante «compra»: al suo posto ce n’è uno per scriverti.

Così scopri se la domanda esiste davvero, senza magazzino doppio e senza corrieri. E il giorno in cui gli ordini diventano troppi per gestirli a mano hai finalmente il problema giusto: a quel punto il carrello si aggiunge.

I marketplace, invece, non li consiglio a meno che il tuo sito non sia già ben strutturato. Il lavoro è lo stesso (magazzino, pacchi, resi) ma lo fai in casa d’altri. Tanto vale farlo in casa tua.

E se vendi notti invece di scatole, quello che ti serve non è un e-commerce ma un sito con la prenotazione online. Stesso principio, altro attrezzo.

Cosa succede dopo il lancio

Spedizioni, resi, commissioni sui pagamenti, obblighi fiscali: te li metto sul tavolo tutti, prima di cominciare. Devono essere chiari da subito, e di alcuni conviene parlare con il commercialista prima che con me.

Ma le due cose che decidono se un negozio online vive sono altre.

  • Il tempo. Prodotti da aggiornare, ordini da preparare, persone a cui rispondere. Tutti i giorni, non quando capita.
  • La pubblicità. Senza, hai aperto un negozio bellissimo in una strada dove non passa nessuno.

Shopify o WooCommerce?

Qui parlo un momento da tecnico, ma con un esempio da condominio.

Una premessa che vale per tutte e due: il negozio lo disegno da zero, intorno al tuo marchio. Niente temi già pronti con il logo cambiato. La piattaforma è il motore, non la carrozzeria.

Shopify: il negozio in affitto nel centro commerciale

Paghi un canone e in cambio qualcuno pensa a tutto quello che non si vede: server, sicurezza, aggiornamenti, pagamenti.

  • A favore: non si rompe di notte. Gli aggiornamenti arrivano da soli, la cassa funziona e il pannello per gestire ordini e prodotti lo impara chiunque in un pomeriggio.
  • A favore: cresce con te. Dieci prodotti o diecimila, la struttura è la stessa.
  • A favore: il catalogo lo carichi una volta e lo ritrovi dappertutto. Google, Instagram, Facebook e perfino la cassa del negozio leggono gli stessi prodotti, con gli stessi prezzi e le stesse scorte. Vendi l’ultimo pezzo al banco e sparisce anche dal sito.
  • Contro: il canone c’è ogni mese, anche quello in cui non vendi. Alcune funzioni in più sono app a pagamento: una alla volta sembrano spiccioli, tutte insieme sono una bolletta.
  • Contro: sei in casa d’altri. Regole e prezzi li decide il padrone di casa, e alcune cose molto particolari si fanno solo come dice lui.

WooCommerce: il negozio di proprietà

È il negozio dentro WordPress. Nessun affitto: i muri sono tuoi, e li metti dove vuoi.

  • A favore: libertà totale. Se una cosa si può immaginare, si può costruire, e nessuno prende una percentuale per il disturbo oltre a chi gestisce i pagamenti.
  • A favore: sito e negozio sono la stessa cosa. Pagine, articoli e prodotti stanno sotto lo stesso tetto, e per chi ha già un sito WordPress che funziona è un vantaggio vero.
  • Contro: il tetto lo ripari tu. Hosting, aggiornamenti, copie di sicurezza, protezione: qualcuno deve occuparsene tutti i mesi, tu o chi paghi per farlo.
  • Contro: più pezzi aggiungi, più cose possono litigare tra loro. E un aggiornamento saltato si presenta sempre nel giorno peggiore, di solito a dicembre.

Quale scelgo

Li uso entrambi. Ultimamente porto quasi tutti su Shopify, perché a conti fatti il canone costa meno della manutenzione che ti risparmia, e chi ha un’attività da mandare avanti preferisce vendere piuttosto che aggiornare plugin. E quel «contro» delle app a pagamento, con me pesa molto meno. Il codice lo scrivo io, con l’intelligenza artificiale che mi fa da assistente: molte delle funzioni per cui altri ti farebbero installare un’app in abbonamento te le costruisco dentro il negozio. Le paghi zero al mese, e restano tue.

WooCommerce resta la scelta giusta quando il sito WordPress c’è già e funziona, o quando serve qualcosa che in affitto non si può fare. La decisione la prendiamo sul progetto, dopo le domande qui sotto.

Le cinque domande prima di aprire un e-commerce

Sono quelle che ti faccio io. Puoi portarti avanti.

  1. Chi se ne occupa, ogni giorno? Nome e cognome.
  2. Quante ore a settimana può dedicarci?
  3. Negozio e sito vendono le stesse cose? Chi tiene allineate le scorte?
  4. Quanto hai previsto per dopo il lancio, pubblicità compresa?
  5. Cosa vendi che non si trova già ovunque, o che fai in modo diverso?

Se hai risposto a tutte senza cambiare discorso, scrivimi: facciamo un bel negozio. Se ti sei fermato alla seconda, scrivimi lo stesso. Un sito fatto bene che non vende online vale più di un e-commerce abbandonato.

E poi?