Si vede quando una locandina è fatta con l’AI?

Sì, e non dalle sei dita. Ho fatto fare la stessa locandina all’intelligenza artificiale due volte, con un prompt qualunque e con uno scritto da grafico. Ecco cosa è uscito, e cosa succede quando la mandi in stampa.
11 Ottobre 2026

Di cosa parlo?

Sì. E non dalle mani con sei dita: quelle ormai ha imparato a contarle. Si vede perché sono tutte uguali. Stessa luce dorata, stesso borgo sullo sfondo, stesso cesto in primo piano, stessa aria da cartolina. Quest’anno le ho viste ovunque: sagre, negozi, cartelli dentro i locali. Decine stampate, centinaia online.

Lo dico da uno che l’intelligenza artificiale la usa tutti i giorni, e che nel 2023 ci ha fatto sessanta locandine (ci arrivo). Quindi niente crociate. Ho fatto una prova: la stessa locandina fatta con l’AI due volte, prima come la chiederebbe chiunque, poi come la chiederebbe un grafico. Ti faccio vedere cosa è uscito.

Il test: una sagra, due richieste

L’evento è la Sagra della Ciliegia di Castelverde, dal 12 al 14 giugno. Castelverde non esiste: l’ho inventato per non fare torto a nessuna sagra vera.

La prima richiesta è quella che farebbe chiunque:

Fammi la locandina della Sagra della Ciliegia di Castelverde, dal 12 al 14 giugno. Stand gastronomici dalle 19, musica dal vivo ogni sera.

Dieci secondi dopo, ecco il risultato. Due tentativi con due motori differenti. Vediamo se riesci a riconoscerli.

Locandina di una sagra generata con l'AI da un prompt generico: ciliegie fotografiche, titolo in corsivo, borgo sullo sfondo
Seconda locandina generata con l'AI dallo stesso prompt generico: stile cartone d'epoca con festoni, tramonto e la scritta Vi aspettiamo

Onore al merito: le scritte sono giuste. Tre anni fa sarebbe stato fantascienza. E a prima vista sono pure gradevoli, ed è proprio questo il guaio. Guardale meglio.

  • Sono la stessa locandina. Stile diverso, scheletro identico: titolo in alto, fascia con la data, borgo al centro, cesto di ciliegie, due riquadri in fondo. È lo schema che esce a tutti, perché l’AI ti dà la media di tutte le locandine di sagra che ha visto.
  • Quel borgo non è il tuo. Castelverde non esiste, quindi ne ha messo uno qualunque. Ma lo avrebbe fatto anche con un paese vero: un campanile generico, due cipressi, e via. Chi è del posto se ne accorge in un secondo.
  • Ha aggiunto del suo. Nella seconda c’è un “VI ASPETTIAMO!” che nessuno aveva chiesto, l’orario è diventato “19:00” e accanto agli stand gastronomici è comparso un hamburger. Alla sagra della ciliegia.
  • Parla con cinque voci. Corsivo, pennellata, stampatello, di nuovo corsivo. Ogni scritta ha un carattere diverso, e nessuna comanda.
  • Già viste. Pensaci: quante locandine hai visto quest’estate simili a queste?

E se voglio cambiare orario?

Mi hanno detto che vogliono aprire gli stand alle 18.30. Aggiorniamo la locandina.

Et voilà. In una sparisce lo stand e compare una birra. Nell’altra cambiano i colori, gli oggetti si spostano e si aggiungono nuovi elementi a piacere.

Locandina di una sagra generata con l'AI da un prompt generico: ciliegie fotografiche, titolo in corsivo, borgo sullo sfondo
Locandina di una sagra generata con l'AI da un prompt generico: ciliegie fotografiche, titolo in corsivo, borgo sullo sfondo
Seconda locandina generata con l'AI dallo stesso prompt generico: stile cartone d'epoca con festoni, tramonto e la scritta Vi aspettiamo

Proviamo a dargli un prompt “fatto bene”?

Seconda richiesta, stavolta scritta da me. Te la riassumo:

Crea una locandina verticale in formato A3 (proporzione 297×420) per una sagra di paese.

TESTI, da riportare esattamente come scritti, senza aggiungerne altri:

  • Titolo: SAGRA DELLA CILIEGIA
  • Sottotitolo: Castelverde
  • Data: 12 · 13 · 14 GIUGNO
  • Riga finale: Stand gastronomici dalle 19 · Musica dal vivo ogni sera

GERARCHIA: il titolo occupa il terzo superiore ed è l’elemento più grande. La data è il secondo elemento per dimensione, in un blocco di colore pieno. La riga finale è piccola, in basso.

STILE: illustrazione piatta a due colori più il bianco (rosso ciliegia e verde scuro), ispirata ai manifesti italiani degli anni Sessanta. Niente fotorealismo, niente luce dorata, niente effetto cartone 3D, niente persone.

CARATTERI: uno solo, bastoni, maiuscolo, ben spaziato.

SPAZI: lascia una fascia vuota in alto, alta un decimo del foglio, per i loghi dei patrocini. Lascia margini vuoti di sicurezza su tutti i lati. Sfondo pieno, senza texture.

Non basarti tanto sulla bellezza o meno della locandina: ho scelto appositamente uno stile molto semplice. L’importante era dare delle indicazioni chiare da rispettare per vedere se fossero seguite senza andare fuori dagli schemi. Vediamo come si sono comportati?

Locandina generata con l'AI da un prompt strutturato: due colori, titolo grande, fascia vuota in alto per i loghi
Locandina generata con l'AI da un prompt strutturato: fondo verde scuro, ramo di ciliegie stilizzato e data in una fascia rossa
Locandina generata con l'AI da un prompt strutturato: due grandi ciliegie rosse su fondo bianco e data in una fascia verde

Un altro pianeta, no? Si leggono dall’altra parte della strada, la data la trovi subito, e non somigliano a niente di quello che gira. La terza, lo ammetto, è pure carina.

Però fermati un attimo sulla richiesta. Per scriverla devi sapere cos’è una gerarchia, perché servono i margini, che i loghi dei patrocini arriveranno e avranno bisogno di un posto, che due colori funzionano meglio di dodici. Quella richiesta non è un prompt: è il progetto. L’AI ha solo tenuto la matita.

E l’ha tenuta così così.

  • Avevo chiesto tutto in maiuscolo: in due su tre il nome del paese e la riga finale sono in minuscolo.
  • Avevo chiesto una fascia vuota in alto per i loghi: una l’ha fatta (disegnandoci intorno due righe a caso), le altre hanno lasciato lo spazio correttamente.
  • In una, il ramo di ciliegio ha evidenti sbavature e alcune ciliegie e foglie non sono attaccate al ramo.
  • In una è ricomparso il borgo, che non avevo nominato.

Sono dettagli? Sì. Ed è esattamente di dettagli che è fatta una locandina.

Cosa succede quando la mandi in stampa?

Qui parliamo da tecnici, perché è il punto in cui cascano tutte, belle e brutte. Sullo schermo del telefono sono perfette. Poi arrivano in tipografia.

  • I pixel non bastano. Le immagini del test misurano circa 1.000 per 1.500 pixel. A qualità di stampa fanno 9 centimetri per 13: una cartolina. Per un A3 ne servono 3.500 per 5.000. Se la ingrandisci lo stesso, arrivi a meno di un terzo della definizione necessaria, e su un manifesto 70×100 molto peggio. Le scritte si sfocano, i bordi fanno la scaletta.
  • I colori si spengono. Sono fatti per la luce dello schermo. Quel rosso ciliegia brillante, in inchiostro, diventa un rosso e basta.
  • Mancano le abbondanze. Sono i tre millimetri in più sui bordi che servono al taglio. Senza, o resta un filetto bianco o ti tagliano via un pezzo di titolo.
  • Non si corregge niente. È un’immagine unica, non un file con i testi separati. Cambia l’orario del concerto? Devi farla rigenerare. E dopo tre o quattro correzioni, lo abbiamo visto, comincia a fare di testa sua: ti sistema la data e nel frattempo ti cambia le ciliegie.
  • I loghi veri non ci entrano. Quello del Comune, della Pro Loco, dello sponsor: se chiedi all’AI di metterli, li ridisegna a modo suo. E uno stemma comunale “a modo suo” è il genere di cosa che fa telefonare l’assessore.

Per questo io le locandine generate così non le mando in stampa, per principio. Se un cliente me ne porta una, gli spiego perché e come rifarla da zero. Di solito basta fargli vedere un ingrandimento.

Ma tu l’AI non la usavi già nel 2023?

Eccome. Quando questi strumenti erano appena usciti ho voluto scoprire questo nuovo mondo. Ho immaginato i sessanta comuni della provincia di Viterbo come locandine di film d’animazione: Bomarzo con i suoi mostri, Bolsena sul lago, Civita sospesa sul tufo. Un progetto mio, senza cliente, fatto per capire fin dove si poteva arrivare. Le trovi tutte qui.

Acquapendente come locandina di un film d'animazione, dalla serie del 2023 sui 60 comuni della provincia di Viterbo

In pochi giorni hanno fatto il giro della provincia, e qualche sindaco se l’è pure condivisa. Quello che non si vedeva era il dietro le quinte. Le scritte le sbagliava in continuazione. Quelle piccole non ne parliamo. E le ho volute lasciare così proprio per far vedere i limiti (e per non farmi arrivare una querela dalla Disney). Per una locandina sola mi è capitato di generare anche dieci immagini e poi montarle a mano con i programmi di grafica, un pezzo da una e un pezzo dall’altra. E a ogni tentativo dovevo spiegarle di nuovo dove stava sbagliando, come si fa con uno stagista molto veloce e molto distratto.

Da allora è cresciuta tantissimo, il test lo dimostra. Ma la lezione del 2023 vale ancora: da sola non fa il lavoro. Lo fa se c’è qualcuno che sa cosa chiederle, cosa buttare e cosa sistemare a mano.

Quindi l’AI in grafica è da buttare?

No, per niente. È uno strumento meraviglioso, e come tutti gli strumenti dipende dalle mani. Io la uso per i mockup, cioè per far vedere al cliente come starà il suo manifesto appeso in piazza. Per qualche illustrazione particolare. Per sistemare le luci di una foto che mi hanno mandato storta, o per modificare un dettaglio in un’immagine. Per farmi vedere con occhi diversi cosa non va a progetto finito prima di consegnarlo al cliente.

La locandina intera, quella no: la disegno io, per i motivi che hai appena visto. Vale lo stesso per i loghi, e l’ho spiegato in e se il logo me lo faccio fare dall’intelligenza artificiale?

E se la mia l’ho fatta così?

Dipende da chi sei.

Se sei un’associazione senza scopo di lucro con tre volontari e zero euro, va benissimo. Davvero. Meglio una locandina fatta con l’AI che nessuna locandina. Usa il prompt lungo che vedi sopra, tienila per WhatsApp e per i social, e non provare a stamparla più grande di un volantino.

Se invece hai un’attività e quella locandina deve portarti clienti, il discorso cambia. Non perché sia brutta, ma perché è uguale a quella del negozio accanto, e a quella della sagra, e a quella del concorrente. Diventi un puntino in mezzo al mare. E farsi notare era l’unico motivo per cui la stavi facendo.

In quel caso serve qualcuno che parta da te, non dalla media di tutti. Come ragiono su una locandina l’ho scritto in perché la mia locandina non la legge nessuno?

Qui trovi cosa faccio, e qui mi scrivi. Rispondo io, non un bot. Giuro.

E poi?