A qualcuno che, prima di parlarti di colori e animazioni, ti chiede a cosa ti serve. Vale a Viterbo come a Milano, ma qui ha un vantaggio in più: chi lavora in zona sa già chi sono i tuoi clienti, e spesso anche i tuoi concorrenti.
Io di siti ne faccio dal 1999. Avevo quindici anni, un modem a 56k che fischiava e una passione sfrenata per le gif animate: il risultato era inguardabile. Da allora è cambiato tutto, tranne una cosa: un sito che non sa a cosa serve non serve a niente.
Quindi, se stai cercando qualcuno per la realizzazione di un sito web a Viterbo o in provincia, ti do cinque domande da fare prima di firmare. Falle a tutti, me compreso. Sotto ognuna trovi la mia risposta, così sai già come la penso.
1. Mi ha chiesto a cosa mi serve il sito?
Se la prima cosa che ti arriva è un listino con “pacchetto base, pacchetto premium, pacchetto oro”, hai già la risposta. Un sito per far prenotare un tavolo è diverso da uno per vendere appartamenti, e tutti e due sono diversi da quello di un’associazione che deve far sapere quando c’è la sagra.
Io comincio sempre dalle domande: cosa vendi, a chi, e cosa vuoi che faccia una persona dopo aver aperto il sito. Poi disegno. E se arrivi con un’idea già decisa che secondo me non funziona, te lo dico prima di cominciare, non a lavoro consegnato.
Se il dubbio è ancora più a monte, cioè se un sito ti serva o no, ne parlo qui: ho già Instagram, mi serve davvero un sito?
2. È fatto per me o è un modello con il mio logo sopra?
Chiedilo senza giri di parole. Molti siti nascono da un tema già pronto: si cambia il logo, si cambiano le foto, e via. Costa meno, ed è il motivo per cui l’idraulico, la parrucchiera e lo studio legale della stessa città finiscono per avere lo stesso sito.
Io non uso modelli. Parto dal tuo marchio e ci costruisco il sito intorno. Per AureliaMed, un centro medico a Montalto di Castro, il problema era che doveva parlare a due pubblici opposti: i medici che cercano uno studio e i pazienti che cercano un medico. Il sito ha due ingressi, uno per ciascuno. Con un modello non sarebbe venuto in mente a nessuno.

3. Si apre in fretta dal telefono?
I tuoi clienti il sito lo guardano dal telefono, in fila alla posta. Se in tre secondi non si è aperto, hanno già toccato il risultato successivo. E Google fa lo stesso ragionamento: il sito lo valuta nella versione per telefono, non in quella per computer.
Qui parliamo un attimo da tecnici, perché è una cosa che puoi controllare da solo. Google misura tre valori: quanto ci mette a comparire il contenuto principale, quanto è pronta la pagina quando la tocchi e quanto “balla” mentre si carica. Si chiamano Core Web Vitals. Apri PageSpeed Insights, incolla l’indirizzo di un sito e te li dice in mezzo minuto.
Il consiglio pratico: non provarlo sul tuo sito, provalo sui siti che ha fatto la persona a cui stai per affidarti. Compresi i miei.
4. Cosa è compreso nel prezzo, e cosa no?
La maggior parte delle discussioni nasce qui, da quello che non era stato detto prima. Fatti mettere per iscritto almeno queste cose. Di fianco trovi come funziona con me.
- Testi e foto. Di solito li porti tu. Se preferisci li scrivo io, e per le foto lavoro con un fotografo professionista: a ognuno il suo mestiere.
- Correzioni. Sono comprese per i primi tre mesi da quando il sito è online.
- Licenze. I programmi che fanno funzionare il sito si rinnovano ogni anno. Il primo anno è coperto, dal secondo sono a carico tuo. Meglio saperlo subito che scoprirlo con una mail a dicembre.
- Manutenzione. La puoi fare tu oppure affidarla a me. In tutti e due i casi lo decidiamo prima.
- Tempi. Per un sito serve circa un mese. Il lavoro occupa giorni: le settimane le fanno i testi che non arrivano.
E il prezzo? Non pubblico listini, perché un sito da cinque pagine e un negozio online con trecento prodotti non possono costare uguale. Mi spieghi cosa ti serve, ne parliamo e ti mando un preventivo scritto, con una cifra precisa e una data. Prima di cominciare.
5. Alla fine il sito di chi è?
Tuo. Sembra ovvio, ma non lo è: se l’indirizzo del sito è intestato a chi te l’ha fatto, il giorno che cambi fornitore devi chiedergli il permesso.
Il dominio va registrato a nome della tua attività, sempre. Come sceglierlo, e come controllare a chi è intestato quello che hai già, l’ho spiegato in che dominio scelgo per il mio sito?
E mi fai arrivare primo su Google?
No. E diffida di chiunque ti risponda di sì.
La classifica la decide Google, e nessuno ha il numero di telefono di Google. Quello che posso fare io è consegnarti un sito costruito bene: veloce, ordinato, con le pagine che rispondono alle domande che i tuoi clienti scrivono davvero. È la base, e senza quella non si va da nessuna parte.
Poi c’è il resto, che dipende anche da te. Per un’attività locale conta moltissimo la scheda Google, quella con la mappa, gli orari e le recensioni. Tenerla aggiornata e rispondere a chi scrive vale più di qualsiasi trucco.
Perché farlo fare a uno della zona?
Non è obbligatorio, sia chiaro. Un sito si fa benissimo anche a distanza: ho lavorato per clienti a Milano, a Londra e a Parigi senza mai dividere una scrivania.
Però conoscere il posto aiuta. Lavoro tra la Tuscia e Roma, e quando un cliente di qui mi parla della sua clientela so di chi sta parlando. So che ad agosto il lago si riempie e a novembre no. So che la sagra va comunicata in un modo e la residenza di lusso in un altro.
Qualche esempio da queste parti: oltre ad AureliaMed, il sito del territorio rifatto per la Pro Loco di Gradoli, quello di Chalet La Capannina sull’Amiata e quello di Piadi-amo, una piadineria nel centro di Orvieto.

E c’è un’ultima differenza, che per me è la più importante: non c’è un centralino. Scrivi, e rispondo io. La stessa persona che ti ha fatto le domande all’inizio è quella che disegna il sito e quella che trovi quando qualcosa non va.
Quindi, da dove comincio?
Dalle cinque domande. Se chi hai davanti risponde a tutte senza cambiare discorso, sei in buone mani, chiunque sia.
Se vuoi sentire le mie risposte dal vivo, guarda prima cosa faccio e come lavoro e i siti che ho già fatto. Poi scrivimi e raccontami a cosa ti serve il tuo. La prima domanda, lo sai già, la faccio io.